Menu

Autoriciclaggio: lo stato della discussione parlamentare

 

 

di G. Petricca autore per Buzzelli Associati Studio Legale

 

Il disegno di legge (ddl)  sulla “voluntary disclosure” (C 2247 –  Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale) presentato alla Camera il 31 marzo 2014, si è arricchito nel suo percorso parlamentare con  le nuove disposizioni in materia di autoriciclaggio.

Il ddl originariamente prevedeva solo le disposizioni volte a favorire l’emersione delle attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero, mediante l’utilizzo della procedura di “voluntary disclosure” che, come si sottolinea nella relazione alla proposta di legge, è già stata ampiamente sperimentata ed utilizzata all’estero, in paesi quali gli Stati Uniti d’America, la Germania, la Francia e l’Inghilterra.

La “voluntary disclosure” consente, in sintesi,  ai contribuenti che abbiano violato gli obblighi di dichiarazione sino alla data del 31.12.2013, di indicare spontaneamente all’amministrazione finanziaria, mediante la presentazione di una apposita richiesta, tutti gli investimenti e tutte le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all’estero, anche indirettamente o per inerposta persona e di usufruire, nel caso di corretto adempimento di tutti gli obblighi previsti per il favorevole completamento della procedura, di una serie di benefici, tra i quali, in ambito penale,  la non punibilità per il delitti di cui agli artt 4 e 5 del D.Lvo 74/2000  ( dichiarazione infedele ed omessa dichiarazione) ed una cospicua riduzione di pena (fino alla metà nel testo originario, aumentata fino ai due terzi nel testo successivamente emendato) per i delitti di diciarazione fraudolente di cui agli artt. 2 e 3 , del medesimo D.lvo.

Sin dalla presentazione alla Camera del disegno di legge sulla “voluntary disclosure”, tuttavia, si è evidenziata  da più settori l’opportunità (per molti la necessità), di cogliere l’occasione per introdurre nel nostro ordinamenento il delitto di autoriciclaggio, cioè della  condotta di riciclaggio posta in essere dall’autore, anche in concorso, del reato presupposto da cui originano i proventi illeciti.  Tema, questo, già oggetto di un ampio dibattito politico culturale, sviluppatosi, recentemente, anche con l’istituzione di tre commissioni ministeriali ( in ordine cronologico la commissione Greco, istituita nel gennaio 2013 dal Ministro della Giustizia Severino, la commissione Fiandaca, istituita nel giugno 2013 dal Ministro della Giustizia Cancellieri, la commissione Garofoli-Gratteri, istituita, sempre nel giugno 2013, dal Presidente del Consiglio).

L’esigenza di introdurre tale fattispecie nel nostro sistema penale, quale strumento necessario ad assicurare una lotta più efficace alle capacità di reinvestimento dei capitali della criminalità organizzata ed alla evasione fiscale, è considerata impellente da più settori: dalla magistratura, alle forze di polizia, alle istituzioni bancarie e finanziarie, anche per la necssità di uniformare l’ordinamento nazionale a quello della maggior parte dei paesi e trova la sua origine nei principi stabiliti da una serie di convenzioni internazionali in materia di criminalità organizzata, tutte  ratificate dall’Italia (Convenzione sul riciclaggio, la ricerca il sequestro e la confisca dei proventi di reato di Strasburgo dell’8.11.1990; Convenzione Convenzione sulla corruzione di Strasburgo del 27.01.1999, Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata del 15.11.2000) di direttive della Commissione Europea  (direttiva 2005/60/CE  direttiva 2006/70 CE) e di raccomandazioni,  dell’OCSE del Fondo Monetario internazionale e del  GAFI (gruppo di azione finanziaria contro il riciclaggio di capitali).

Oltre alle menzionate esigenze di adeguamento alle “linee guida” internazionali, si è segnalata, altresì, una specifica esigenza  di coordinamento con la finalità  delle nuove disposizioni sulla “voluntary disclosure”. L’autoriciclaggio inserito nel medesimo DDL costituirebbe un “convincente”  incentivo all’adesione alla procedura di collaborazione volontaria. Gli investimenti e le attività detenute all’estero, infatti, se non regolarizzati attraverso tale procedura, a seguito dell’introduzione dell’autoriciclaggio, rischierebbero di restare congelati, proprio a causa delle gravi conseguenze penali a cui andrebbe incontro il titolare di tali attività che cercasse successivamente di trasferirli o reimpiegarli.

Aderendo a tali sollecitazioni Il DDL sulla “voluntary disclosure”, si è si è quindi recentemente arricchito di un nuovo articolo (art. 1 bis) che introduce nel corpo della proposta di legge il reato di autoriciclaggio.

L’emendamento “Causi”,  approvato dalla Commissione Finanze della Camera il 2 luglio 2014,  prevede infatti una nuova formulazione dell’art. 648 bis del codice penale (riciclaggio), che consente l’incriminazione di quelle condotte (sostituzione, trasferimento, ovvero altre condotte tese ad ostacolare l’accertamento della provenienza delittuosa), anche nel caso in cui queste siano poste in essere dallo stesso autore del reato (o dal concorrente nel reato) da cui origina il provento illecito riciclato.

La Commissione Finanze, diversamente dalle proposte elaborate in altre sedi (ad esempio la commissione Fiandaca e la commissione Greco), che avevano proposto interventi più articolati sul vigente articolo 648 bis del codice penale, ha dunque optato per una strategia  “minimalistica”, apportando solo poche mirate modifiche all’attuale fattispecie di riciclaggio.

In sostanza, la modifica di maggior rilievo, consiste nell’eliminazione dall’incipit dell’art. 648 bis della cosiddetta clausola  di riserva, “fuori dai casi di concorso nel reato”, che attualmente non consente, appunto, l’incriminazione per riciclaggio dell’autore (o del concorrente) nel reato presupposto, mentre sostanzialmente non muta la descrizione delle condotte tipiche “chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni od altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie altre operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa

La pena edittale detentiva (da quattro a dodici anni di reclusione) rimane inalterata, rispetto a quella attualmente prevista, mentre viene aumentata la pena pecuniaria della multa  (da euro 5.000 ad euro 50.000 rispetto all’attuale che va da euro 1032 a euro 15.493).

Il terzo comma del ridisegnato art. 648 bis prevede poi, analogamente all’attuale, un aumento di pena nel caso in cui il reato sia commesso nell’esercizio di una attività professionale, ma l’aggravante viene estesa, superando così un incongruenza da più parti segnalata, anche all’esercizio dell’attività “bancaria o finanziaria”.

E’ prevista poi (diversamente dal vigente testo dell’art. 648 bis c.p.) una diminuente ad efffetto speciale, che comporta una riduzione della reclusione (da 2 a anni 8) rispetto all’ipotesi base (da 4 a 12 anni) , nel caso in cui il denaro o le altre attività riciclate provengano  da delitto non colposo per il quale è stabilita la  pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni. Si tratta di una disposizione che assume particolare rilevo, considerato che essa sarebbe destinata ad applicarsi a tutte le ipotesi in cui il reato presupposto sia di carattere tributario, considerato che il Dlvo 74/2000 attualmente non prevede, per nessuna delle fattispecie vigenti in tale ambito, un limite massimo di pena superiore ai 6 anni di reclusione.

Il coordinamento sistematico con la ratio delle nuove norme sulla “voluntary disclosure” ─ rivolte a favorire un comportamento virtuoso e collaborativo del contribuente ─  è assicurato poi dal quarto comma del nuovo art 648 bis, che “premia” chi “si sia efficacemente adoperato per assicurare le prove del reato e per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori”. Coordinamento che è completato dall’ultimo comma, che prevede, tra l’altro, la non punibilità di chi abbia posto in essere una delle condotte di riciclaggio, ai fini del perfezionamento della procedura di collaborazione volontaria in relazione a beni od altre utilità provenienti dai delitti tributari previsti dagli artt. 2,3,4,5,10bis e 10 ter, del D.lvo 74/2000 nel periodo di tempo intercorrente tra l’entrata in vigore della nuova legge e la data di presentazione della richiesta di “voluntary disclosure”.

Il DDL così emendato è stato esaminato (in sede consultiva) dalla Commissione Giustizia della Camera nella seduta del 6 agosto 2014. La Commissione, a seguito delle audizioni del Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, del prof. Carlo Piergallini e delle osservazioni trasmesse dal procuratore Aggiunto di Milano Francesco Greco, ha espresso parere favorevole al testo del DDL, a condizione che venga riformulato il reato di autoriciclaggio. La ratio delle modifiche approvate dalla Commissione Giustizia, è quella di ritenere punibili a titolo di autoriciclaggio solo quelle condotte artificiose che frappongono ostacoli all’individuazione della provenienza illecita dei beni e delle utilità e di considerare invece penalmente irrilevanti quegli atti di godimento e di disposizione che costiutiscono la prosecuzione del reato presupposto e debbono essere considerati, pertanto, un post factum non punibile.

A tal fine, la Commissione Giuustizia ha ritenuto necessario proporre l’introduzione di una nuova autonoma fattispecie di autoriciclaggio (art. 648 ter. 1 del c.p.) formulata in modo da tener conto di tali esigenze. Il testo è il seguente:

648 ter.1 (Autoriciclaggio). Si applica la pena della reclusione da due a otto anni e della multa da euro 2.000 a euro 25.000 a chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, sostituisce, trasferisce ovvero impiega in attività economiche e finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo tale da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

Nel caso previsto dal precedente comma, l’autore del reato non è punibile quando il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinate alla utilizzazione o al godimento personale.

La pena è aumentata quando i fatti sono commessi nell’esercizio di un’attività bancaria, finanziaria o di un’altra attività professionale.

La pena è dimunuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore a cinque anni.

La pena è diminuita sino alla metà per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte previste dal primo comma sano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l’individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità oggetto, profitto, prezzo o prodotto del delitto.

Si applica l’ultimo comma dell’art. 648.”

La proposta di modifica formulata dovrà essere nuovamente valutata e votata dalla Commissione Finanze, prima di essere portata all’esame dell’Aula a Montecitorio. Stando ai primi commenti le forze politiche sembrano orientate a recepire le indicazioni espresse dalla Commissione Giustizia ed a riformulare il testo del DDL per discuterlo in Aula quanto prima.

Al riguardo, rimandando più approfondite valutazioni all’esito della definitva approvazione del testo da parte della Commissione Finanze, possono essere svolte alcune preliminari considerazioni.

La formulazione della fattispecie non sembra delle più felici. Quel che desta maggiori perplessità, in particolare, è il secondo comma, che prevede espressamente la non punibilità delle condotte di autoriciclaggio previste dal primo comma, “quando le altre utilità vengano destinate alla utilizzazione o al godimento personale”.

L’intento di evitare l’incriminazione di condotte non artificiose e  concretamente frappositive, idoenee cioè a recare ostacolo alla identificazione del provento illecito  e di scongiurare così il rischio di un bis in idem sostanziale, sembra infatti efficacemente assicurato già dalle disposizioni del primo comma. Le condotte (dell’autore o del concorrente nel reato presupposto) che “trasferisce ovvero impiega in attività economiche e finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto” alla luce delle disposizioni del primo comma, assumono rilevanza penale solo se sono realizzate “in modo tale da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”.

In altre parole, la formulazione del primo comma del nuovo art. 648 ter.1, sembra poter superare di per se il rischio che possano essere punite a titolo di autoriciclaggio condotte di mera utilizzazione e godimento personale dei proventi illeciti, se non poste in essere con modalità tali da costituire un concreto ostacolo alla identificazione della loro provenienza delittuosa.

Alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva l’iter del disegno di legge in Commissione Finanze si è però arenato.

Nel Consiglio dei Ministri del 29 agosto 2014 il Governo ha infatti presentato il “Ddl Criminalità”, che prevede, tra l’altro, anche l’intoduzione del reato di auto riciclaggio ed ha chiesto chiesto che il testo del disegno di legge in discussione alla Commissione Finanze della Camera, fosse coordinato con quello del nuovo disegno di legge.

Nella seduta del 9 settembre 2014 della Commissione Finanze, pertanto, l’esame del disegno di legge sulla “Voluntary Disclosure” è stato aggiornato ad altra data, in attesa delle proposte del Governo, che sembrerebbe orientato a riformulare la fattispecie di autoriciclaggio rispetto a quella  contenuta nel disegno di legge sulla “Voluntary Disclosure” approvato in Commissione Finanze, ritenuta, da molti, troppo ampia.

Il 24 settembre scorso è stato reso noto il testo del nuovo DDL governativo anticoruzione (la notizia è stata immediatamente ripresa da molti quotidiani) nel quale, agli artt. 3, 4 e 5, erano contenute le nuove norme sull’auto-riciclaggio (e sul falso in bilancio).

La pubblicazione del testo ha immediatamente innescato accese polemiche. Soprattutto in ragione del fatto che la nuova proposta governativa prevedeva, oltre ad un abbassamento del livello sanzionatorio (pena minima ridotta da  3 a 2 anni) anche una sostanziale limitazione dell’area di operatività della fattispecie, applicabile solo a chi “ha commesso un delitto non colposo punito con la reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni”.

In sostanza, con tale formulazione sarebbero rimasti esclusi dalla incriminabilità per auto-riciclaggio reati quali la truffa, l’appropriazione indebita, ma, soprattutto, tutti i reati tributari previsti dalla L. 74/2000, quali, ad esempio, la dichiarazione infedele, l’omessa dichiarazione o l’emissione di fatture per operazioni inestisteti,  puniti con una pena edittale, inferiore, nel massimo, a 5 anni.

Il testo anticipato da molti quotidiani, tuttavia, è stato ritirato dal Governo, prima ancora della sua presentazione, essendo poi emersa la volontà dell’Esecutivo di stralciare le norme sull’autoriciclaggio dal DDL anti corruzione e presentare un nuovo emendamento al DDL sulla “voluntary disclosure” da tempo all’esame della Commissione Finanze della Camera.

La presentazione dell’emendamento governativo era prevista per la seduta del 1 ottobre della Commissione Finanze, ma ha subito un nuovo slittamento. Il nuovo testo, tuttavia, è stato definitivamente elaborato dagli uffici del  Ministero dell Giustizia e sarà presentato, con ogni probabilità, lunedì 6 ottobre sotto forma di emendamento al DDL sulla “voluntary disclosure”.

L’iniziadiva governativa dovrebbe quini preludere ad un’accellerazione dei tempi di approvazione dell’intero disegno di legge sul rientro dei capitali, comprendente anche l’introduzione del reato di autoriciclaggio.

Secondo le precisazioni fornite dal Ministero della Giustizia la formulazione della nuova fattispecie avrebbe tenuto conto di tutte le istanze emerse nell’ampio dibattimo parlamentare e dei pareri forniti dagli operatori ed esperti del settore in sede di audizione.

Il testo del nuovo emendamento prevede dunque l’inserimento del nuovo art. 648-ter1 nel codice penale, che introdurrebbe nel nostro ordinamento due distinte fattispecie di autoriciclaggio, punite con pene differenziate, a seconda dell’entità della pena prevista per il reato presupposto.

La prima, prevede la pena della reclusione da 2 a 8 anni, e la multa da 5.000 a 25.000 Euro, per chi avendo commesso (o concorso nel commettere) un delitto non colposo, punito con la reclusione pari o superiore a 5 anni, sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità per finalità economiche o finanziarie in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa.

La seconda, punisce con la pena da 1 a 4 anni le medesime condotte previste dal primo comma, se poste in essere in relazione a delitti non colposi puniti con la reclusione inferiore nel massimo a 5 anni.

In entrambi i casi l’atutore non sarà punibile, qualora il denaro o le altre utilità di provenienza delittuosa vengano destinate all’utilizzazione o al godimento personale, ciò per evitare il rischio della cosidetta doppia incriminazione di condotte che non presentano un autonomo disvalore.

E’ prevista una circostanza aggravante nel caso in cui le condotte di auto riciclaggio vengano poste in essere nell’esercizio di una attività bancaria, finanziaria o di altra attività professionale. Sarà invece considerata circostanza attenuante l’essersi efficacemente adoperato per evitare che le condotte di autoriciclaggio siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l’individuazione dei beni e delle utilità che costituiscono oggetto, prezzo, profitto o prodotto del reato stesso.

Il nuovo emendamento sembra poter superare le obiezioni che erano state mosse al testo precedentemente elaborato dal Governo, nel senso che è ora prevista la penale rilevanza delle condotte di autoriciclaggio anche se poste in essere con riferimento a reati pruessupposto, puniti con pene inferiori nel massio a 5 anni.

La pena mitigata per tale fattispecie (da 1 a 4 anni) rispetto a quella di cui al primo comma (da 2 a 12 anni per le condotte di auto riciclaggio poste in essere con riferimento a reati presupposto puniti con pena pari o superiore a 5 anni) sembra poi rispondere all’esigenza, a da più parti segnalata,  di adeguare e parametrare il trattamento sanzionatorio, onde evitare che le condotte di autoriciclaggio potessero essere sanzionate con una pena notevolemente superiore a quella del reato presupposto.

© Riproduzione riservata Buzzelli Associati Studio Legale